La “controffensiva ucraina” finisce male: Zelensky ha dissanguato le sue forze

Senza la copertura della quasi totalità dei media, le fake news diffuse dal regime di Kiev si scioglierebbero come la neve sotto il sole di marzo.

La mirabolante controffensiva spacciata da tutti per grande vittoria e umiliazione di Putin, si è arrestata non appena gli ucraini hanno sbattuto il muso sulle difese russe. Da due giorni i fedeli di Zelensky non avanzano più e al contempo subiscono perdite ingenti.

Mentre prima avevano gioco facile acquattati com’erano nei loro bunker pronti a sparare contro i russi in avanzata, ora sono costretti a giocare allo scoperto e senza disporre di una copertura aerea adeguata, cadono come mosche sotto i colpi dell’artiglieria di Mosca.

Di tutto ciò si può avere prova confrontando le fonti occidentali e quelle russe. Le prime non parlano più di conquiste territoriali, le seconde evidenziano il fatto che gli ucraini non fanno progressi. Che cosa è successo nel frattempo?

Quella dei russi, più che una ritirata, è stato un ripiegamento per l’impossibilità di fornire un contrasto adeguato alla grande quantità di uomini e mezzi che gli ucraini avevano messo su dalle parti della regione di Kharkiv.

Il rapporto di forze pendeva a favore del regime di Kiev: 20.000 uomini contro poco più di 5.000 russi in zona. Mentre i secondi ripiegavano e i primi avanzavano senza incontrare la benché minima resistenza, l’artiglieria di Mosca faceva strage di avanzanti.

Dei 20.000 ucraini partiti per questa autentica follia dal punto di vista tattico e strategico, sono sopravvissuti poco più di 5.000. Troppo pochi per ottenere risultati contro le difese dei russi e soprattutto troppo pochi per usare le armi occidentali.

Nell’impossibilità di avanzare ancora o mettere in difficoltà i russi, i geni cattivi di Kiev si stanno impegnando in una massiccia attività di disinformazione denunciando la scoperta di fosse comuni, luoghi di tortura, ecc., replicando lo stesso copione di qualche mese fa.

Costretti a fermarsi agli ucraini non resta che sparare qualche colpo con i loro lanciamissili Himars. Anche oggi, infatti, si hanno notizie di edifici amministrativi colpiti nella regione di Kherson o di attentati ai vertici russi nella regione probabilmente attuati da agenti stranieri infiltrati nelle forze ucraine.

Per ora i russi si stanno solo difendendo non disponendo di forze sufficienti per potere di nuovo avanzare. Mosca ha concepito l’Operazione Speciale come una sorta di missione di polizia volta a liberare i territori di Lugansk e Donetsk dalla presenza ucraina.

E’ stato un errore? Si, nella misura in cui non hanno calcolato bene il fatto che tanti Paesi avrebbero rimpinzato di armi gli ucraini.

Lo scenario attuale vede i due schieramenti bloccati sulle loro posizioni. Se, da un lato, gli ucraini non possono più andare avanti, dall’altro i russi stanno approfittando della situazione per distruggere il maggior numero possibile di forze ucraine ora allo scoperto.

In tal modo, non appena gli ucraini risulteranno indeboliti nella misura ritenuta congrua, i russi ripartiranno all’attacco. Questa prospettiva spaventa Zelensky, consapevole di avere sperperato le sue forze migliori in una “controffensiva” che ha avuto un impatto mediatico, ma lo ha di fatto indebolito militarmente.

Gli esponenti del regime di Kiev non lo ammetteranno mai, ma se il meglio che sono riusciti a fare è consistito nel mettere su uno schieramento di 20.000 uomini mandati al macello per avere altre armi dagli occidentali, che cosa accadrà quando faranno del loro peggio?